Potrebbe esser un modo per arrivare vivi alla morte
Una riflessione sul senso di fare ricerca
di Gian Stefano Mandrino

In itinere intelligere
Diciamocelo: i titoli non sono mai stati il mio forte. Anzi, di forte, penso di avere poco o nulla: nessuna certezza, nessuna sicurezza, nessuna passione sviscerata, nessuna famiglia, nessuna carriera (essere il capo supremo di INFOGESTIONE, credetemi è molto lontano dal concetto di carriera). Mi ricordo, a questo proposito, durante il servizio militare, di un mio commilitone, uno di Brescia, uno un po’ burbero, ma sincero. Mi invitò allo spaccio e mi chiese se volessi una grappa. Candido risposi di non bere alcolici. All’uscita dello spaccio mi offrì una sigaretta: tronfio risposi di non fumare. Lui l’accese con fare da uomo consumato e, come in un film vecchio della Fox (Guccini mi perdonerà il furtarello), mi chiese se avessi la fidanzata. La mia risposta fu, anche in questo caso, negativa. Il suo commento: “Cosa vivi a fare?!”, lo ricordo ancora ora!

Avevo sette anni, quando, una sera, durante la cena con mamma e papà, mi accorsi che loro e gli altri miei familiari attorno al tavolo altro non erano che scheletri con della pelle addosso. Pensando all’età, quelle semplicistiche nozioni di anatomia, foriere di paura e solitudine, altro non erano che prologo, senso ed anticipazione della frase, che il mio commilitone quasi vent’anni dopo proferì: cosa vivevo a fare!
Ora mi trovo a celebrare il nuovo sito del mio istituto, attraverso il quale cerco di guadagnarmi da vivere il più onestamente possibile, esercitando il mestiere più vecchio del mondo: il cercare risposte.
“Quid est veritas” (Giovanni 18,38) ed il resto non conta. La vita non è sensorialità. La vita non mangiare, bere, avere una donna (come una saccente persona in un triste momento della mia vita mi aveva sputato addosso), un lavoro, una casa e, paradossalmente, neppure non avere tra i piedi chi con quelle cose ti bombarda o le vuole per sé. Io sono del parere di Ponzio Pilato: della vita, ora che canuto e stremato pigio tasti, che scrivono per me, non so nulla (qui, però, mi preme scusarmi con Umberto Eco).
Nessuno però tra i tanti blasonati accademici, che ho incontrato, è mai riuscito a raccontarmi cosa sia realmente ciò che noi chiamiamo vita: questo gioco a cui mi hanno iscritto senza chiedermene il permesso, questa giostra vorticosa su cui, una volta sceso, non puoi più risalire, quel rosario di atti quotidianamente uguali, scabroso risultato di molecole, che ci agitano di continuo sino a quando agitarsi non potremo più.
Ammiro quelli che sostengono di essere arrivati, perché “tengono” famiglia, una casa, una posizione, una dignità. Ammiro quelli che sono stati sempre i primi della classe, che hanno fatto carriera, che hanno tanta memoria per ricordarsi il nome delle amanti (io fatico a ricordare il mio numero di telefono), quelli che, cadesse il mondo, non rinunciano alle vacanze, per poterti dire di essere stati in vacanza. Ammiro quelle pochissime brave persone, sovente vittime di quelli sopra citati, che come buoi tirano, annaspando, l’aratro della propria esistenza, sperando che qualcuno, un giorno, raccolga qualcosa dal loro sforzo, in realtà un buco nella terra odorosa violata da un vomere gelido. Ammiro quelli delle otto ore e basta, quelli tutti diritti e nessun dovere, quelli “smart”, quelli che sono la loro immagine, che parlano solo di sé e anche quell’avanzo di galera, che ha trovato lavoro, minacciando gentaglia come lui per un posto in una cooperativa. Tutto sommato da uno che era costantemente picchiato da un padre, potevamo espettarci di peggio.
Resta sempre irrisolta la questione: “cosa vivo a fare?”.
Vede Signor Pilato, la verità è tutta qui. La verità è il coraggio di sapere di non sapere e, malgrado tutto, come i prigionieri idioti, cercare di aprire un varco nel nulla, grattando con le unghie insanguinate, per tutta la durata dell’ergastolo, il muro della cella. Ecco perché ho deciso, tanti anni fa, che era illogico dotarsi di tutto per la marcia, senza sapere dove dovessi andare, mentre i miei coetanei si sposavano, cercavano la carriera, scomodavano dal limbo creature innocenti, per la vanità di diventare genitori (o forse per restituire la stessa condanna subita). Il suicidio, pur nutrendo massima stima nei confronti di chi lo ha cercato, non mi sembrava una strada percorribile: è cosa per persone capaci, non è facile.
Eccomi, quindi, goduto, tronfio e gonfio di vanità, seduto al computer, mentre un collaboratore elemosina il mio “editoriale prestigioso”, per il nuovo sito del mio ancor più “prestigioso” istituto di ricerca. Eccomi, libero ricercatore di tante cose, eccetto di ciò che mi interessava sapere di più. Non sono diventato Einstein, ma neppure Angela, men che meno Cousteau. Ho ricavato delle briciole, col mio lavoro, con le quali mi sono sfamato, per il dentro e per il fuori. Ho percorso migliaia di chilometri, ma non sono arrivato da nessuna parte. Ho incontrato così tante persone da smettere di essere entusiasta di appartenere al consorzio umano, poiché di consorzio nella nostra specie non vi è molto.
Eppure è stata, per me, per la mia condizione, la cosa più logica da fare: cercare il motivo per cui si vive mi sembrava cosa che potesse trascinarmi alla fine dei miei giorni in un modo più sincero, meno stupido, ancor meno ipocrita ed inutile a me stesso, al tempo stesso, però, onesto, quasi eroico. Non sono stato né fuco né stallone, ma un povero asino che ha cercato di capire perché dovesse percorrere con tanto peso una mulattiera per non si sa dove.
È stato un modo per arrivare vivo alla morte. E Dio? Fatico a raccontare, a quei quattro che sono arrivati sino qui nella lettura, della bontà dei miei dubbi, chi mai ascolterebbe le farneticazioni di un vecchio, che crede ancora di poter sentire, un giorno, in un’altra dimensione, di essere amato in eterno?
In itinere intelligere!
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Titolo: “Potrebbe esser un modo per arrivare vivi alla morte”
Sezione: “Dalla direzione”
Autore: INFOGESTIONE
Ospite: ///
Codice: INMNET2507131500MAN
Ultimo aggiornamento: 13/07/2025
Pubblicazione in rete: 13/07/2025
Proprietà intellettuale: INFOGESTIONE s.a.s
Fonte contenuti: INFOGESTIONE
Fonte immagini: INFOGESTIONE
Fonte video e contenuti multimediali: INFOGESTIONE
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Splendido. Complimenti.